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<rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" version="2.0"><channel><atom:link rel="hub" href="http://tumblr.superfeedr.com/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"/><description>Stiamo raccogliendo storie di pendolari come voi per realizzare un progetto universitario con fine un prodotto editoriale. Saranno storie in cui non si tratteranno dei soliti disagi, dei ritardi e delle lamentele, ma dell’umanità delle persone che viaggiano ogni giorno. RACCONTATECI  LA VOSTRA STORIA!</description><title>Storie di Pendolari</title><generator>Tumblr (3.0; @storiedipendolari)</generator><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/</link><item><title>50 MINUTI
Storie scritte da pendolari da leggere in 50 minuti....</title><description>&lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" style="width: 400px;height: 297px" id="b7263059-d522-12ba-170b-e7c6134eaaaa"&gt;&lt;param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222111248-131c633c93424017bb2ee7c8fd54718c" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="menu" value="false" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" style="width: 400px;height: 297px" flashvars="mode=mini&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222111248-131c633c93424017bb2ee7c8fd54718c"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;50 MINUTI&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Storie scritte da pendolari da leggere in 50 minuti. Realizzato da  Carlotta Borasco, Silvia  Danese, Marina Patarnello, Chiara Primon.&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433213475</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433213475</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:04:24 +0100</pubDate></item><item><title>30 MINUTI
Storie scritte da pendolari da leggere in 30 minuti....</title><description>&lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" style="width: 400px;height: 296px" id="23fd1df7-a741-b6a6-0782-60c6ff4359ed"&gt;&lt;param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222105002-7e5454b1b63c465eaab7fc247bb1cfe0" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="menu" value="false" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" style="width: 400px;height: 296px" flashvars="mode=mini&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222105002-7e5454b1b63c465eaab7fc247bb1cfe0"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;30 MINUTI&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Storie scritte da pendolari da leggere in 30 minuti. Realizzato da  Carlotta Borasco, Silvia  Danese, Marina Patarnello, Chiara Primon.&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433188393</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433188393</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2012 12:02:00 +0100</pubDate></item><item><title>10 MINUTI
Storie scritte da pendolari da leggere in 10 minuti....</title><description>&lt;object classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" style="width: 400px;height: 282px" id="7e10870e-04df-6466-523d-7b79887ca2dd"&gt;&lt;param name="movie" value="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf?mode=mini&amp;printButtonEnabled=false&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222103737-81febedb537d4f8d8a37bdcf33409e50" /&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true" /&gt;&lt;param name="menu" value="false" /&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent" /&gt;&lt;embed src="http://static.issuu.com/webembed/viewers/style1/v2/IssuuReader.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" menu="false" wmode="transparent" style="width: 400px;height: 282px" flashvars="mode=mini&amp;printButtonEnabled=false&amp;backgroundColor=%23222222&amp;documentId=120222103737-81febedb537d4f8d8a37bdcf33409e50"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;10 MINUTI&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Storie scritte da pendolari da leggere in 10 minuti. Realizzato da Carlotta Borasco, Silvia  Danese, Marina Patarnello, Chiara Primon.&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433124531</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/18433124531</guid><pubDate>Tue, 28 Feb 2012 11:59:00 +0100</pubDate></item><item><title>DOPO L’ESAME</title><description>&lt;p&gt;5 Luglio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Fuori è impossibile stare, non ho idea di quanti gradi ci siano, ma fuori è proprio impossibile stare.&lt;br/&gt;Ho appena fatto un esame, erano mesi che dovevo darlo e ancora non mi sentivo pronta, per fortuna ho deciso di provarlo lo stesso, è andato bene.&lt;br/&gt;Sono le tre del pomeriggio e ho il primo treno alle 16.45.&lt;br/&gt;Mi avvio in stazione, in facoltà non c’è nessuno con cui poter fare due parole e comunque fa troppo caldo anche solo per pensare di riuscire a farmi passare l’&lt;em&gt;esammalditesta&lt;/em&gt; che mi tormenta da stamattina.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Arrivo. Non mi ricordo di aver mai patito tanto caldo. Si aprono automaticamente le porte a vetro dell’anti stazione..è come se mi si fossero aperte le porte del paradiso: è tutto climatizzato! Timbro il biglietto, non si sa mai, se poi mi dimentico “sono 50 euro se paga subito, 100 se non li ha al momento!” come se gli studenti, poveri squattrinati, girassero sempre col portafoglio pieno di soldi.&lt;br/&gt;Al paradiso della mia prossima ora, però, mancano delle panche per sedersi, così mi siedo sugli scalini del binario zero, anche se in realtà è il primo. Le sedie sono tutte occupate, però quello scalino è il posto giusto, non c’è “brutta gente” e poi non sono l’unica ad essere seduta per terra, ci sono bambini e altri stanchissimi studenti. Una signora sulla quarantina con un dente color oro e una sigaretta quasi spenta in mano mi si avvicina con un bicchiere della coca cola di cartone per farmi l’elemosina.. mi limito a rispondere “mi spiace, nessuno spicciolo..” le faccio una sorta di sorriso.&lt;br/&gt;Intenta a sistemare tutte le cose che mi si erano aggiunte a quelle che già avevo in mano, rispondo ad una chiamata, quando un signore di una certa età mi si avvicina: “fa caldo oggi eh? Poveri studenti..” Lo guardo e rispondo con un sorriso; non è molto alto, somiglia al mio professore di storia contemporanea. “Ma non avete ancora finito gli esami?” Lo guardo meglio, è completamente senza denti. “Ormai dovrebbero mancare un paio di settimane vero?” Si, è proprio senza denti, mi pare ne abbia quattro..come farà a mangiare?! Distratta dai suoi denti ed eventuali problemi col cibo, rispondo con un certo ritardo rispetto alla domanda; ha un viso simpatico. Comincia a parlarmi, non mi dispiace mai fare due parole con gli sconosciuti, meglio ancora se anziani, dispensano pillole di saggezza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gli do un po’ di corda e lui comincia a raccontarmi della sua vita: ha studiato in un istituto tecnico meccanico dai preti e proprio lì ha preso il vizio del fumo, è riuscito a smettere solo da due settimane: ha fatto un incidente ed è stato in coma per due giorni, si è ‘rotto tutto dentro’ e ora è obbligato a smettere.&lt;br/&gt;Mi piace parlargli, cedo alla confidenza. Non mi ha ancora detto di dov’è.&lt;br/&gt;Hanno inizio le solite domande: “Di dove sei? Cosa studi? Com’è che studi lettere se poi non hai intenzione di andare ad insegnare?”&lt;br/&gt;“Lo faccio perché mi piace.. e poi non ho la pazienza per andare ad insegnare”.&lt;br/&gt;“L’avevo capito subito che non hai pazienza, si vede! sei un sagittario vero? Hai bisogno del tuo spazio e ti scocciano quelli che vengono a farti i conti in tasca e a darti consigli..sei come me, anche io sono del sagittario, 15 dicembre, pensati che non mi sono mai sposato, penso che sia impossibile riuscire a trovare qualcuno con cui stare bene tutta la vita, credo sia solo ipocrisia..”.&lt;br/&gt;Questo simpatico ometto comincia a mettermi ansia, intanto ha indovinato che sono del sagittario e poi sta mettendo in campo questioni abbastanza rognose.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Quando stavo a Roma, sono stato per un po’ con una ragazza, poi però sono dovuto partire per il sud America, non ci siamo lasciati con promesse, io credo che sia giusto così: se due persone devono ritrovarsi, prima o poi si troveranno..e poi è giusto che se un ragazzo ha una simpatia per un’altra persona, ci esca e stia bene. Quando vivevo a Firenze sono stato con una francese, mi piaceva stare con lei, parlavamo di arte, dell’Italia, lei era così intelligente, non lo facevo per farmela sai; non mi interessava, infondo le donne non servono mica solo a quello, no?”&lt;br/&gt;“Aahahah..” scoppio a ridere, un signore con 4 denti che parla così?! Rido.&lt;br/&gt;“Non dirmi che hai il ragazzo perché non ci credo..non sei una da ragazzo, te lo dico io!” &lt;br/&gt;“Il ragazzo ce l’ho..”&lt;br/&gt;“Guarda che gli uomini sono tutti dei coglioni!!” e ride. “Insomma, ne hai trovato uno con le palle eh? Però sta attenta..non sei fatta per stare troppo insieme a una persona, sei giovane..come hai detto che ti chiami?”&lt;br/&gt;“Stefania..”&lt;br/&gt;“Stefania, mi raccomando, non dire mai ‘ormai’, ormai niente! Io ho smesso di fumare dopo 50 anni. Però, dì la verità, prima di lui, quanti ne hai mandati a cagare??” e ride. &lt;br/&gt;Nel tempo che parlavamo, al binario zero della stazione di Padova - che in realtà sarebbe sempre il primo- era partito e già era arrivato un altro treno; “ma che treno è questo??”&lt;br/&gt;Il vecchio signore corre verso il tabellone, mi urla un “ciao Stefania! Buona fortuna!” e sparisce.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Non so come si chiama, non mi interesso di guardare dove va quel treno, mi alzo, sorrido, mi fermo davanti alle porte a vetro scorrevoli dell’anti stazione e torno in paradiso. Aspetterò lì, in piedi, il mio “ragazzo con le palle” per poi salire in treno e raccontargli tutto sul mio incontro col signore dai soli 4 denti. Io, però, ai legami ci credo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/16171318785</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/16171318785</guid><pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:48:52 +0100</pubDate></item><item><title>La storia di Ludovico</title><description>&lt;p&gt;Mi piace salire in treno, tutte le mattine,vedere se qualcuno sta già occupando il mio posto, quello dei miei amici e sedermi vicino al finestrino. Ammiro l&amp;#8217;alba, gli alberi illuminati dalle prime luci del mattino, quelle più cristalline,che si lasciano ammirare solo da coloro che si alzano più presto di tutti e fanno le corse per arrivare in tempo a prendere il treno e il freddo che tutte le mattine, uno più puntuale dell&amp;#8217;altro, arrivano. Giorni in cui spero che il treno faccia più presto possibile,che ho versione alla prima ora; giorni in cui voglio che vada piano, così piano da lasciarmi fare i compiti di cui mi ero completamente dimenticato.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mi piace pensare che quello spettacolo del mattino compensa tutta la fatica di alzarsi, disprezzando le sorelle dormiglione ancora sotto le coperte, e che insieme a me ci sono migliaia di altri studenti che fanno la stessa routine. E allora lo si fa più volentieri quel viaggio verso la scuola e tra un sonnellino e l&amp;#8217;altro, ringrazi il frastuono delle rotaie o il Signore, che ti ha svegliato in tempo e non hai perso la tua fermata.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ludovico&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/13598397363</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/13598397363</guid><pubDate>Thu, 01 Dec 2011 20:48:43 +0100</pubDate></item><item><title>"Le amicizie nate in treno sono come lo yogurt. Purtroppo prima o poi scadono…"</title><description>“Le amicizie nate in treno sono come lo yogurt. Purtroppo prima o poi scadono…”&lt;br/&gt;&lt;br/&gt; - &lt;em&gt;Stefania&lt;/em&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/13159669389</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/13159669389</guid><pubDate>Tue, 22 Nov 2011 16:52:18 +0100</pubDate></item><item><title>Photo</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_lugq4xBeHi1r5c81to1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;&lt;img src="http://25.media.tumblr.com/tumblr_lugq4xBeHi1r5c81to2_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt; &lt;br/&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12609621686</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12609621686</guid><pubDate>Thu, 10 Nov 2011 21:55:00 +0100</pubDate></item><item><title>Didone</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="p1"&gt;&amp;#8220;No Marco! Non puoi fare sul serio!&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Minuetto, le nove e quarantacinque del mattino. E no, il Minuetto in questione non ha niente a che spartire con la musica. Pare invece che abbia &lt;em&gt;molto&lt;/em&gt; a che fare con Trenitalia, la quale a sua volta ha &lt;em&gt;moltissimo&lt;/em&gt; a che fare con ritardi e con persone &lt;em&gt;molto, ma molto&lt;/em&gt; imbufalite. &lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Ma questa è un&amp;#8217;altra storia.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Il Minuetto in questione, dicevo, è un convoglio altrimenti chiamato &lt;em&gt;ALe&lt;/em&gt; o &lt;em&gt;ALn 501-ALe&lt;/em&gt; o anche &lt;em&gt;ALn 502&lt;/em&gt;. E questo non lo dico io, lo dice Wikipedia. Quello che vi posso dire io, invece, è che tra tutti i vari tipi di convogli, vagoni o carrette che ci vengono offerti per gentile concessione dello Stato, Il Minuetto è sicuramente quello che mi sta più simpatico. Sarà che il nome ci sta proprio tutto e per una volta quelli del marketing ci hanno preso, o forse — molto più probabilmente  — sarà il fascino dei Divanetti. Si, il Minu&lt;em&gt;etto&lt;/em&gt; ha i Divan&lt;em&gt;etti&lt;/em&gt; (d&amp;#8217;accordo, non è propriamente un termine tecnico, ma rende l&amp;#8217;idea).  E sono anche belli comodi, in numero di due, allocati ai margini del settore centrale del treno, con tre sedute da un lato e altrettante dall&amp;#8217;altro. &lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Me ne stavo dunque serenamente appollaiata sul mio solito posto, all&amp;#8217;estremità sinistra di uno dei Divanetti, con la tipica aria assonnata di chi ha perso il treno delle sette e quarantadue perché disgraziatamente quel giorno la sveglia era stata rapita dagli alieni, e gli alieni se li era mangiati il gatto, e tanto comunque non mi sarei mai alzata in tempo perché il materasso era stato impostato in modalità risucchio stile sabbie mobili.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;No Marco! Non puoi fare sul serio!&amp;#8221;.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La voce senza faccia risuonava forte e chiara dalla coda del treno, neanche fosse dotata di megafono, altoparlanti o sistema Dolby Surround.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;Marco ti prego non dire così!&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Era una voce femminile, sulla&amp;#8230;mmm&amp;#8230; Quarantina? Diciamo pure una Quarantina con qualche ritocco, ma comunque una gran voce, di quelle risonanti, di quelle impostate, di quelle che ti aspetteresti di sentire al Parioli di Roma, o al Bolshoi di Mosca, o anche se volete a le Folies Bergerè di Canicattì, insomma ovunque ma non in un Minuetto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;Ma tu così mi spezzi il cuore! Marco ti prego ASCOLTAMI!&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Sebbene l&amp;#8217;argomento della conversazione non fosse propriamente esilarante (anzi sono sicura che per Marco non lo era affatto), vi assicuro che la scena lo era. Eccome se lo era. Uno strano silenzio imbarazzato, teste più o meno assonnate come la mia che cautamente si guardavano attorno, ma senza dare nell&amp;#8217;occhio, per tentare di individuare la fonte che negli ultimi cinque minuti stava propagando tutto quel baccano (per alcuni), o gossip (per la maggiorparte). Per poi tornare mestamente con un nulla di fatto a fissarsi le ginocchia, o al massimo —  i più audaci  — a scambiarsi qualche sguardo tra l&amp;#8217;interrogativo e il divertito.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;Marco&amp;#8230;[lunga pausa pregna di drammaticità]&amp;#8230;sono sconvolta. Tu non PUOI trattarmi così [voce incrinata dal pianto]&amp;#8230;non dopo tutto quello che è successo tra di noi!&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Ogni singola frase veniva pronunciata con l&amp;#8217;enfasi e con l&amp;#8217;abilità di una consumata attrice di telenovelas argentine. Ogni sonoro sospiro trasudava un &lt;em&gt;pathos&lt;/em&gt; con il quale nemmeno Medea o Didone (quelle vere) avrebbero mai potuto competere. Forse era per questo che la vicenda stava suscitando delle reazioni tra il pubblico tutt&amp;#8217;altro che compìte. &lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;Marco sei un Bastardo.&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt; Marlene Dietrich in persona non avrebbe saputo dirlo meglio, scandendo le lettere così solennemente. &lt;em&gt;Mà-rco - sè-i - ùn - Bà-stàr-do.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;No, te l&amp;#8217;ho detto, NON CI SONO ANDATA A LETTO CON LUI!&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;La questione si faceva decisamente spinosa. Una ragazza di fronte a me munita di brillantino al naso si stava togliendo le cuffiette del&amp;#8217;ipod per ascoltare meglio. Ad un anziano vecchietto due posti più in là si erano colorate le orecchie della stessa gradazione di rosso che assumono le mie quando mangio del cibo messicano, mentre la moglie borbottava incomprensibili seppur inequivocabili improperi diretti alla nostra Didone, che a questo punto io mi immaginavo essere bionda, e non chiedetemi il perché.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;Màrco mi hai pro-fon-da-men-te Delùsa. E comunque RICORDATI  — ricordatelo EH!  — che se ci sono andata a letto è soltanto perché tu eri troppo impegnato a&amp;#8230; GELOSA IO???&amp;#8221;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;A quel punto ero abbastanza sicura si trattasse di una Gag. Una specie di Candid Camera, come quelle che si vedono per tivù. Che poi sai le risate a vedere le facce attonite di questi poveracci di pendolari. Mi stavo giusto chiedendo dove avessero nascoste le telecamere, quando Marco mise appunto la sua stoccata finale. &lt;em&gt;Touché.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;&amp;#8220;E va bene Mà-arco, hai ragione t-tu. Lo sò, sono io. No, non sei tu. No, non è nemmeno lei. Si lo so, è tutta colpa di mia madre. MA — &amp;#8220;&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Caro il mio Minuetto e caro il mio Signor Giugiaro, che hai messo i Divanetti nel Minuetto.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Non saprò mai - e va da sè, neppure voi - in quale subdolo modo si sia insinuata Didone Senior nella vita della figlia. Di sicuro le ha finanziato un corso di dizione. Magari due.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Arrivo a destinazione, fine della corsa. Si aprono le porte, e il Minuetto vomita sul binario un magma indistinto di persone. Tra di loro una testa bionda. È al telefono. &lt;/p&gt;
&lt;p class="p2"&gt;Con buona pace di Marco.&lt;/p&gt;
&lt;p class="p1"&gt;Martina&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12598101216</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12598101216</guid><pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:51:34 +0100</pubDate></item><item><title>Sub</title><description>&lt;p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sarà capitato a tutti di ritrovarsi nella metropolitana di una grande metropoli e, in situazioni simili, chiunque avrà notato qualcosa di strano nei compagni di viaggio: capita di annusare nostro malgrado, una loro ascella, di sfiorare le dita di una loro mano o di toccare involontariamente la loro schiena e, alle volte capita anche di peggio, come ad esempio di toccare loro il sedere; sono cose che capitano e non c’è da scandalizzarsi, la prossemica non esiste più in alcune situazioni, che ci si può fare e passare il tempo in un treno che sfreccia sottoterra è un’esperienza che di per sé può sembrare anche angosciante. Nella tube londinese, se si ha la fortuna di vivere in zona1-2, che equivale diciamo al centro, la metro è solo un mezzo per raggiungere lontane zone periferiche o per evitare il traffico delle auto e dei doubledecked bus e arrivare velocemente nei luoghi più famosi. Io ho avuto fortuna e nel mio soggiorno a Londra verso la fine della primavera, la subway l’ho vissuta intensamente sempre alla ricerca assidua di un impiego. Mi trovavo in zona2, a ovest, non lontano dall’area &lt;em&gt;posh&lt;/em&gt; di Chelsea e subito dopo Notting Hill. Devo ammettere che per raggiungere i quartieri della city, a est, subito dopo la zona1 e rientrando ancora in zona2, mi ci voleva mezz’ora di metro. Da Shepherd’s Bush, casa mia, passavo Holland Park, il mio parco preferito, Notting Hill, Queensway, Lancaster Gate, Marble Arch, Bond Street, Oxford Circus, Tottenham Court Road, Holborn, Chancery Lane, St. Paul’s, Bank, Liverpool Street e finalmente ero giunto a destinazione, nell’area più metropolitana della città. Pensare che sopra la mia testa sfrecciavano parchi enormi, aree famosissime di Londra, grattacieli, monumenti, musei, centri commerciali e strade e traffico e qualunque altra casa o cosa londinese, era alienante perché il pensiero si fermava al soffitto basso di quel treno o al limite a quelle maniglie rosse dove picchiavo spesso la testa ed era troppo astratto pensare davvero a ciò che mi separava dalla superficie. Il paesaggio della circle line non è tra i più interessanti, dato che passa tutto sottoterra e, scintille a parte, non accade un bel niente là fuori, di là dal vetro e prendono forma in quell’oscurità solo chilometri e chilometri di cavi. Chiunque sa che un buon libro è proprio la medicina giusta per dimenticarsi di quella mezz’ora di treno che spesso è un piccolo viaggio ma che con l’abitudine non è altro che ciò che ci separa da casa; dove l’ho già sentita questa frase? Ah ecco, è scritto proprio qui, nella fodera che ormai non ha più un uso, ma che conteneva la mia oyster, l’abbonamento per la metro: ‘Travel is a means to an end. Home’. Nella subway i libri sono spesso seduti insieme ai loro possessori che, come me, viaggiavano lungo il binario della metropolitana ma anche oltre, seguendo le pagine svolazzanti di quei racconti o pigiando i bottoni del kindle o, per i più fortunati, sfiorando i loro ipad o altri tablet. Armati di un buon libro si rischia addirittura di perdere la proprio fermata se non si presta attenzione alla voce che annuncia la prossima fermata o il cambio da effettuare e allora in quei casi, a volte, sono guai davvero ma non è di questo che voglio parlarvi; il mio libro in questione si chiamava &lt;em&gt;Submarine &lt;/em&gt;scritto da Joe Dunthorne e, a quanto ne so, ne hanno pure fatto un film sebbene né il libro né il film siano stati ancora tradotti in italiano e purtroppo non mi sia ancora capitato di vederlo. Lui era il mio fedele compagno di viaggio, così come il protagonista, Oliver Tate e li tenevo nella mia borsa a tracolla con la bandiera londinese cucita sopra: la storia di un adolescente che cerca di superare la fase tremenda che da bambino conduce allo status di uomo, scoprendo l’amore, riscoprendo la proprio sessualità, il proprio io e le proprie necessità. Avevo trovato la colonna sonora ideale a quella vicenda che partiva in automatico nella mia testa non appena si chiudevano le porte automatiche della metro e mi sedevo in quei morbidi divanetti dalle fodere quanto mai kitsch. &lt;em&gt;Her morning elegance &lt;/em&gt;di Oran Levie era proprio la canzone perfetta per via di quel mood che si annidava in me e per quel clima piovoso e un po’ malinconico di quella vita inglese ma radiosa. Non è un musicista così famoso, ma il video di questa canzone ha avuto alcuni momenti di gloria: è quel video in stop-motion, girato tutto in una camera matrimoniale e l’inquadratura principale è dall’alto, rivolta proprio al letto, dove accade per lo più tutta la storia narrata nella canzone. Non vi viene in mente? Vi consiglio un giro per youtube e curiosare un attimo perché ne vale la pena. Questa canzone, suscitava in me qualcosa che non so spiegarvi e la stessa vicenda di Oliver assumeva i contorni di una parabola di quanto mi trovavo a vivere in quelle lunghe e sterminate passeggiate e rincorse alla ricerca di un lavoro, alla ricerca forse anche di qualcuno di cui poi ho scoperto non averne affatto bisogno e, come diceva mia sorella prima che partissi, alla ricerca di me stesso. E aveva ragione, cavolo se aveva ragione. Il mio soggiorno infatti è terminato prima del mio libro e ancora oggi, fermo a pagina 160 non riesco assolutamente a completarlo, perché mi manca quello sferragliare della metro, l’andirivieni delle fermate, del traffico umano che si assottiglia in un unico blob informe nelle fermate del centro, mi manca alzare lo sguardo dai caratteri stampati del libro e ritrovarmi seduti nel sedile di fronte al mio gli esseri umani più bizzarri del mondo, mi manca tanto sapere che quella storia avviene lì, da qualche parte, in quella stessa città. Poco più di 100 pagine mi separano dal destino che l’autore ha scelto per Oliver e probabilmente non sarò io a volerlo conoscere, non senza quell’atmosfera, non senza quei pensieri che popolavano la mia mente solo lì e, forse, mi sta bene così. Mi piace che questo libro, che ora sto tenendo fra le mani, con questa copertina così consumata per tutti i viaggi che ha dovuto sopportare, sia quasi un simbolo di un cambiamento. Tengo con cura il segnalibro fermo a quando sono ritornato a casa e mi ricorda di qualcosa che si è interrotto forse o, più semplicemente, che è cambiato per sempre. Ecco, lì è quel punto, quel momento di svolta e il segnalibro mi fa il verso con un ologramma che mi continua ad augurare ‘Happy Birthday’; sì, mi sta proprio facendo il verso.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Daniele&lt;/p&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12597768193</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12597768193</guid><pubDate>Thu, 10 Nov 2011 14:31:24 +0100</pubDate></item><item><title>PENDOLARI!</title><description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;Questo è un invito per tutti coloro che ogni giorno vivono gran parte del proprio tempo all’interno di un treno. Durante questi viaggi, come sappiamo, può accadere qualsiasi cosa: ritrovare un amico che non si vedeva da tanto tempo, ascoltare conversazioni di altre persone ed estrapolarne un pezzetto di vita, oppure raccontare la propria ad un estraneo; assistere a qualcosa o conoscere qualcuno; innamorarsi, arrabbiarsi, leggere, pensare…&lt;/span&gt;&lt;span&gt; &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Stiamo raccogliendo storie di pendolari come voi per realizzare un progetto universitario con fine un prodotto editoriale. Saranno storie in cui non si tratteranno dei soliti disagi, dei ritardi e delle lamentele, ma dell’umanità delle persone che viaggiano ogni giorno.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Raccontateci la vostra storia.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le migliori saranno scelte e pubblicate e faranno parte di un progetto realizzato dagli studenti dell’Università Iuav di Venezia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Scriveteci la vostra storia e inviatela a: &lt;strong&gt;ipendolari@gmail.com&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12071986636</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12071986636</guid><pubDate>Sat, 29 Oct 2011 16:06:00 +0200</pubDate></item><item><title>Volantino distribuito in treno.</title><description>&lt;img src="http://24.media.tumblr.com/tumblr_lttz2vOKdm1r5c81to1_500.jpg"/&gt;&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;&lt;p&gt;Volantino distribuito in treno.&lt;/p&gt;</description><link>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12071911176</link><guid>http://storiedipendolari.tumblr.com/post/12071911176</guid><pubDate>Sat, 29 Oct 2011 16:04:06 +0200</pubDate></item></channel></rss>
